Kaki (Diospyros Kaki)

La pianta del Kaki, con nome botanico Diospyros kaki, proviene dalla Cina, ma è perfettamente ambientata nel clima mediterraneo. Un primo esemplare fu impiantato nei Giardini di Boboli a Firenze nella seconda metà del 1.800, ma da allora il Kaki è uno tra gli alberi da frutta più apprezzati. 

Se piantato in giardino, il Kaki può diventare maestoso, raggiungendo e superando i 15 metri di altezza, con una chioma molto coreografica. Le foglie sono grandi, verde scuro e lucide, e cadono in inverno. 

I Kaki si distinguono in due principali specie: i Kaki Tipo, dalla polpa molle, e i Kaki Mela dalla polpa croccante.

Le esigenze di coltivazione sono simili per entrambe le tipologie. Si tratta di alberi longevi, a crescita lenta, che vengono potati per mantenerli entro dimensioni contenute.

Il frutto è una bacca delle grandezza di una mela, di colore arancione, che nelle varietà molli diventa edibile solo dopo una prolungata maturazione, o sovramaturazione. Esso viene infatti raccolto quando è ancora duro e lasciato maturare in cassette.

Terreno Ideale per il Kaki

La caratteristica importante che deve avere il terreno idoneo alla crescita rigogliosa dell'albero di Kaki è il perfetto drenaggio. Il ristagno idrico è uno dei nemici principali del Kaki, che si adatta anche a terreni argillosi e non ama substrati salini, troppo ricchi di boro e di sodio.

Il terreno più idoneo è mediamente acido, con pH contenuto tra 6,5 e 6,7 e arricchito di sostanza organica in proporzione del 2% circa. Se è fresco, non occorrerà irrigare al momento della piantumazione, altrimenti bisognerà provvedere con annaffiature.

Le piante giovani presentano un lungo fittone radicale che viene in seguito eliminato, in modo da far sviluppare radici orizzontali che si ramificano nel sottosuolo fino a due volte la grandezza della chioma.

Clima, Esposizione e Innaffiature del Kaki

Opportunamente innestato su portainnesti idonei, l'albero di Kaki sopravvive anche in pianura padana, con diversi gradi sotto zero, ma il clima preferito dalla pianta è quello mediterraneo. 

La pianta adulta resiste bene al freddo, mentre quelle giovani hanno bisogno di maggiori cure. 

La fioritura avviene tra maggio e giugno e le bacche sono pronte per la raccolta in autunno. Nemiche della fruttificazione sono le gelate, sia quelle tardive che avvengono in primavera quando la pianta è già fiorita, sia quelle precoci, che si hanno in autunno e rovinano i frutti.

Il vento e la grandine sono altre avversità che possono compromettere il raccolto di Kaki.

L'esposizione in pieno sole, riparata dal vento, è quella migliore per l'albero di Kaki.

Irrigare regolarmente il Kaki nella stagione estiva è utile per prevenire la spaccatura dei frutti ed evitare che cadano. A questo albero è preferibile praticare irrigazioni sotto chioma, evitando cioè di bagnare le foglie, prevenendo malattie fungine. Durante il resto dell'anno, il Kaki può essere lasciato alla sola irrigazione piovana.

Coltivazione e Malattie del Kaki

Un'esposizione al sole, un terreno ben drenato e irrigazioni estive sono le priorità della pianta di Kaki. 

Le concimazioni aiutano la pianta a ricavare energie per una buona fruttificazione e un corretto sviluppo; devono esse fatte in autunno o in primavera con concime organico maturo. 

La potatura serve a mantenere la pianta sana e non deve essere eccessiva. Il Kaki fruttifica sui rami di un anno e di questo si deve tener conto quando si pota. In genere si interviene per sfoltire la chioma o per eliminare rami secchi, oppure per contenere l'altezza dell'albero in limiti accettabili. Le potature si praticano a fine inverno.

Abbastanza rustico e resistente, l'albero di Kaki non si ammala facilmente. Tuttavia, può capitare che sia attaccato dalla cocciniglia del Kaki, o Mytilococcus conchyformis. La lotta a questo parassita si attua con la prevenzione, facendo in modo che il fogliame non sia così fitto da creare le condizioni ideali allo sviluppo della cocciniglia. La lotta naturale consiste nel vaporizzare l'intera pianta con sapone di potassa sciolto in acqua calda, che soffocherà gli insetti, oppure, in modo meno naturale, vaporizzare con miscele di sostanze oleose che mirano allo stesso scopo.

Eccessi di umidità possono causare malattie fungine, come oidio o muffa grigia.

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